PROGETTARE CAMMINANDO INSIEME ALLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO

Il 2020 si è aperto per il progetto DUC IN ALTUM, UN VILLAGGIO EDUCANTE PER VIVERE LA SCUOLA DA FUORICLASSE, con un calendario ricco di appuntamenti e una visita molto gradita, oppure, se preferite, con un tragitto affollato di tappe e un necessario “pit-stop” di monitoggio mezzi, strumenti e direttrici per non perdere la strada e navigare sicuri verso la meta.

In linea con le prerogative del Bando Idee Welfare 2018, nel quale, sin da subito, i progetti vincitori hanno avuto nella Fondazione Cassa di Risparmio, oltre che il principale ente sostenitore, anche e soprattutto un partner con cui intessere insieme percorsi e opportunità di crescita in un sistema di welfare condiviso, grazie a incontri, formazioni, opportunità di condivisione e momenti di verifica e riflessione, lo scorso 3 febbraio per la seconda volta in un anno la Fondazione è venuta a trovarci a casa nostra, nelle persone della dott.ssa Perugino e della dott.ssa Dodi, consulente esterna per la Fondazione, pedagogista e formatrice in servizi e progetti educativo-sociali. Con il consueto atteggiamento un pò sulla difensiva, tipico di una collaudata mentalità cautelativamente conservativa, in via precauzionale avevamo preparato faldoni su faldoni di documentazione attestante le attività svolte, le prassi, i risultati raggiunti, le vie intraprese, le collaborazioni attivate, i punti forti e poi anche quelli deboli sull’andamento del nostro progetto ad oggi. Un quarto d’ora di formalità, un buon thè, la visita della struttura cuore pulsante del nostro progetto e poi, assodato il necessario espletamento di tutti i passaggi amministrativi di rendicontazione, monitoraggio e rispetto delle linee guida sulla comunicazione e sul corretto funzionamento della parte contabile e istituzionale, ci siamo immersi su quanto più attinente alla capacità di attivazione messa in campo dal progetto ad oggi, sul perchè di quello che ha funzionato o non funzionato, sulle cause, i motivi, le condizioni di fattibilità o di preclusione dell’una o l’altra iniziativa.

I risultati inaspettati e raggiunti e gli obiettivi sperati ma non realizzati ad oggi cosa ci dicono? Quale immagine dell’impatto che abbiamo avuto sul territorio ci restituiscono? Ci sono canali e strade che ancora non abbiamo intrapreso e che potrebbero essere percorribili per le finalità da raggiungere? In fondo il nostro è un progetto educativo o un progetto di orientamento allo studio? Queste sono alcune delle domande che, alla luce di un anno di attività, con ancora davanti un percorso abbastanza lungo per ricalibrare, rimodulare e, se possibile, centrare completamente l’obiettivo, ci siamo posti in quella sede e ancora oggi, tutti i giorni, lavorando e ripensando, gli stessi interrogativi ci danno la misura di quello che siamo e di ciò che vogliamo diventare. Ci piace condividere quanto è emerso perchè le modalità di riflessione utilizzate possano servire a noi ma siano strumento di rilettura e ripensamento anche per chiunque altro si affacci a questa nuova forma di progettazione e co-progettazione sociale, finalizzata a un nuovo welfare di comunità ma, nelle modalità in cui si sta realizzando, essendo essa stessa una nuova forma di welfare di comunità per il nostro comprensorio territoriale.

Partiamo dall’obiettivo più arduo da raggiungere: restituire alla prima periferia di Perugia uno spazio di condivisione, gioco, accoglienza e tempo libero per tutti, giovani e famiglie in particolare. Tale obiettivo era, in sede di stesura progettuale, concatenato alla vitalità e alla rinascita dell’Abbazia come villaggio educante. Quello che ad oggi è stato sicuramente ottenuto è il fatto che l’Abbazia, opportunamente curata, gestita e rigenerata a livello strutturale, nelle pertinenze e nella dotazione di arredi, possa assumere le caratteristiche di un polo educativo, culturale, di aggregazione e formazione giovanile e non solo a servizio della città. Quello che, più probabilmente, andrà invece ripensato e rimodulato è il fatto che possa costituire centro d’attrazione, di svago e per il tempo libero per il quartiere e la comunità locale.

Sicuramente un risultato mai sperato eppure immediatamente raggiunto dal nostro progetto, nelle settimane educative territoriali attivate con l’Istituto Comprensivo Pg 1 per le classi terze delle scuole secondarie di I grado, è stato il coinvolgimento dei genitori dei ragazzi. Ai laboratori a loro dedicati, da vivere in parte da soli e in parte insieme ai propri figli, condotti dagli psicoterapeuti di Co.Me.Te. , sono stati presenti circa l’80% dei genitori, nella metà dei casi sia il padre che la madre, per la quasi totalità delle famiglie rappresentate. Chiedendo ai genitori stessi il perchè di tale partecipazione due sono state le risposte più condivise: il fatto di essere stati invogliati a venire dai propri figli, che sono stati dei perfetti “attivatori” e il fatto che, rispetto a tanti incontri, formazioni, convegni e simili sui temi dell’educazione e della genitorialità, in questo caso, si trattava di laboratori per pochi e vissuti insieme ai propri figli. Grazie alla relazione educativa positiva instaurata dagli educatori di Pepita Onlus, alla presenza, all’accompagnamento e all’attivazione sui ragazzi messa in campo dalla coach Sara Bodio, all’ambiente educativo informale pomeridiano favorito dal contesto dell’Abbazia, alle esperienze in azienda e ai racconti di tanti grandi e piccoli testimoni di una passione lavorativa o di studio in atto, i ragazzi sono stati capaci di rielaborare e riportare a casa il loro entusiasmo, favorendo l’attivazione dei propri genitori. Un plauso personale della segreteria di coordinamento va all’equipe formativa che, ognuna per la sua parte e nelle sue prerogative professionali, passando dall’educatore professionale al coach agli psicoterapeuti, ha saputo collaborare costruttivamente e mai in maniera ostativa proprio a servizio dei ragazzi, della scuola e delle famiglie. Qui si apre un bivio: virare dall’obiettivo prefissato di una proposta educativa per le scuole di approccio informale all’orientamento scolastico e lavorativo per puntare invece sulla strada del percorso educativo condiviso per ragazzi e famiglie?  Proseguire sulla strada tracciata cercando nuove vie di conoscenza, condivisione e sviluppo dell’alleanza educativa anche con gli insegnanti per perfezionare questo prototipo di proposta educativa come possibile forma di accompagnamento in fase di orientamento scolastico?

Quanto il progetto riuscirà a mettere in moto in questo anno rimasto sarà di risposta alla via intrapresa ma intanto ci sentiamo già di dire il nostro grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che, attivando questa forma di monitoraggio, condivisione e formazione in itinere, fattivamente aiuta, sostiene, incoraggia, corregge e riequilibra l’andamento dei progetti, perchè, sempre più e meglio, non siano fine a se stessi ma sappiano incidere positivamente sul territorio, sulla socialità e sull’ambiente in cui sono chiamati a produrre processi di positivo cambiamento.

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